Lettre de Fina lue à la manifestation devant la prison de Meco

Josefina García Aramburu (Fina)
Militante du PCE(r)
16 juin 2007

Chers Camarades,

À cette heure même nous pouvons presque nous toucher du doigt, quelques mètres nous séparent, juste ceux qui marquent la différence entre la liberté et la prison. Aujourd’hui vous êtes rassemblés devant les portes de cette prison, entre autres raisons, pour exiger ma libération. Ni vous, ni nous ne mendions, nous ne demandons rien. Nous luttons pour en finir avec les injustices comme celle que vous dénoncez aujourd’hui: ma séquestration illégale, pour être militante du PCE(r) et défendre les idées communistes; séquestration aggravée par mon état de santé.

Je souligne l’expression entre autres raisons parce que je crois que on ne peut exiger ma libération sans exiger en même temps celle de Maria José Baños Andujar, militante de l’organisation antifasciste GRAPO, qui a besoin d’une transplantation du foie le plus tôt possible et qui, très probablement, n’y aura pas accès tant qu’elle sera en prison;

on ne peut exiger ma liberté sans exiger en même temps celle de la dizaine de prisonniers politiques basques gravement malades, ou celle de n’importe quel autre prisonnier politique anti-fasciste ou anarchiste qui se trouverait dans la même situation;

on ne peut exiger ma liberté sans dénoncer en même temps la torture systématique à laquelle est soumis Manuel Pérez Martínez secrétaire général de mon parti, par manque de soins médicaux.

Nous sommes quelques-uns que vous devez arracher à leurs griffes avant qu’ils finissent de nous tuer lentement. C’est ce qu’ils tentent de faire en refusant de nous appliquer leurs propres lois.

Vous êtes, aussi, là, entre autres raisons parce que:

on ne peut exiger une libération sans exiger en même temps celle de Marcos Regueira et Joaquín Garrido, militants du PCE(r) qui, comme moi, ont déjà subi une condamnation en France pour le même «délit»: être communiste et ne rien renier, pour lequel veut à nouveau nous juger et condamner illégalement le Tribunal d’exception de l’Audience NAZIonale;

on ne peut exiger ma libération sans exiger en même temps celle de Manuel Pérez et des autres militants du parti, Isabel, Elipe, Aurora, Iolanda, David, Arantza, Juan Carmiña, Paco, Lucio, Ramón et Isabel Aparicio, quelques-uns d’entre eux déjà condamnés à de longues peines en vertu de la Loi des partis. À cause de cette même loi, sont également incarcérés deux membres des Comités pour un Secours Rouge international et des centaines de jeunes et moins jeunes membres des diverses organisations politiques, sociales, et culturelles du Mouvement de libération nationale basque. Cette situation s’aggrave dans le cas de Manuel Pérez, Isabel Llaquet et de Jose-Luis Elipe déjà condamnés en France que l’on veut impliquer directement dans des actions armées des GRAPO;

on ne peut pas non plus exiger ma libération sans exiger que l’on libère en même temps dès maintenant tous les prisonniers politiques auxquels on inflige la perpétuité en la couvrant d’artifices comme la soi-disant doctrine Parot.

En définitive vous êtes ici parce qu’en même temps que vous exigez ma libération et que vous vous proposez de gagner cette petite bataille partielle, vous luttez en continuerez de lutter inlassablement pour obtenir:

l’Amnistie pour tous les prisonniers politiques;

l’abrogation de la loi de partis et des autres lois répressives;

la dissolution de l’Audience nationale, Tribunal d’exception héritier, fils naturel de l’antique Tribunal de l’Ordre public;

les libertés politiques qu’on nous refuse depuis plus de 70 ans: la liberté d’expression, de réunion et de manifestation sans conditions, le droit à l’autodétermination de la Galice, d’Euskal Herria et de la Catalogne.

Toutes ces revendications, comme la conquête des conditions de travail dignes et d’un salaire juste pour les travailleurs, supprimées sauvagement durant ces années de Réforme, fort indissolublement partie d’une seule et même lutte dont l’objectif final est le renversement du système capitaliste et de son régime fasciste, et la construction d'une société sans classes, sans exploitation ni oppression d'aucun genre. Par conséquent nous ne pouvons ni ne devons séparer la lutte pour l'un de ces objectifs de la lutte pour les autres, nous ne pouvons ni ne devons le séparer, ni les voir isolément.

C’est pourquoi, en même temps que je remercie de la solidarité nationale et internati onale qui se développe à mon égard, je veux surtout encourager chacun de vous à ne pas faiblir et à unir la lutte pour ma libération à la lutte pour l’Amnistie et les autres revendications démocratiques en suspens.

Tous unis dans la lutte contre le fascisme!
Suppression de la loi des Partis!
Amnistie maintenant!

ITALIANO:

Lettera di Lucio García Blanco, prigioniero  del PCE(r). Torture  e riflesioni

Lettera diretta alle organizzazioni contro la repressione e di solidarietà con i prigionieri politici, ai mezzi di comunicazione che danno voce ai senza voce, a tutti i lavoratori e le lavoratrici, da parte di Lucio García Blanco, prigioniero politico  del PCE(r).

Sono stato arrestato lo scorso 6 giugno, alle 18, dal Gruppo Speciale antiGRAPO della Guardia Civile, nella Biblioteca Pubblica di  Mataró.

Stavo leggendo i giornali quando sono stato assalito con violenza da varie guardie che prima mi hanno sollevato e poi mi hanno buttato con violenza al suolo. Non ho opposto resistenza fisica, mi sono semplicemente limitato a gridare alle numerose persone presenti in biblioteca che ero un militante del PCE(r), che lottavo per il  socialismo e che mi stavano portando via i fascisti. In quel momento ho ricevuto vari pugni e calci  allo stomaco, mi hanno stretto in modo insopportabile le manette e mi hanno coperto il volto con un cappuccio. Mi hanno quindi spinto velocemnete in un'auto e appena dentro una guardia mi ha preso per il collo con le sue braccia, stringendo sino quasi a farmi mancare il respiro. Mentre continuava a stringermi il collo, un alktro mi dava pugni fortissimi allo stomaco, sulla testa e alle articolazioni... Questo trattamento é durato per tutto il tragitto da Mataró a Barcellona : non hanno smesso un solo secondo di picchiarmi.

Mi dicono che mi é stata applicata la cosidetta Legge Antiterrorista. Si tratta di uno strumento che trova la sua base nella Legge contro il Banditismo del Caudillo (Franisco Franco) e che altro non é se non l'annullamento di ogni minimo diritto e che consiste nella assoluta impossibilità di comunicare con chicchessia durante cinque giorni  (continuavano a minacciare di prorogare l'isolamento di altri 5 giorni) e quindi possono darci sotto con le torture e tutto il terrore che si possa immaginare che, nel caso di questo corpo  benemerito (la Guardia Civile in Spagna viene chiamata appunto la Benemerita) sappiamo tutti che é molto.  Questa Legge non conosce limiti: essendo una strulento 'di eccezione' hanno iniziato applicandola alle organizzazioni rivoluzionarie e, man mano, ad altri collettivi e persone singole.  Approfittando di questa stessa legge, la stampa fascista ufficiale sta 'catalogando' gli operai che difendono il loro posto di lavoro e li definisce 'vandali, violenti e terroristi'. In breve gli operai più combattivi si convertiranno nell'obiettivo di queste leggi repressive.

Seguo:  in altre occasioni e durante i precedenti arresti, si sono 'dati da fare a fondo' con me. Questa volta, visto che avevano trovato negli appartamenti  informazioni sufficienti non avevano bisogno di cercare di strapparmi confessioni con la tortura fisica., maltrattamenti e pugni: questa volta sono stato torturato e picchiato solo per il loro piacere di farlo e per la loro pretesa di farmi riuncire alle mie idee.

Sono stato totalmente isolato (solo più tardi ho saputo che erano stati arrestati 4 militanti del PCE(r) e 2 dei GRAPO, nel corso di  operazioni differenti ). Mi hanno costretto a strare i piedi e con le mani amanettate dietro la schiena per talmente tanto tempo che alla fine le gambe non mi hanno più retto e sono caduto a corpo morto per varie volte. Durante i primi tre giorni non mi hanno consentito di dormire neppure per un solo momento.Gli interrogatori erano uno dietro l'altro e quando mi portavano in cella mi vigilavano dallo spioncino, molestandomi se solo tentavo di appisolarmi; per cinque giorni la luce nella cella é restata sempre accesa e fuori loro facevano un chiasso tremendo. Tutto questo per tentare di portarmi a uno sfinimento fisico e pischico totale.           

Lo spostamento da Barcellona a Madrid é stato il più duro. Mentre mi interrogavano mi davano pugni in testo e allo stomaco e quando si incazzavano perché non rispondevo, mi picchiavano selvaggiamente ovunque, tirandomi poi brutalmente  i baffi e le basette. Mi hanno fatto la 'bolsa' (la bolsa consiste nell'introdurre la testa della persona in un sacco di plastica e stringere sino a toglierli l'aria), rafforzandola con un cappuccio di laba che mi ha provocato terribili crisi di asfissiamento. Mi toglievano il sacco dalla testa solo quando si rendevano conto che sarei potuto crepare. Tanto a Barcellona quanto in macchina non hanno fatto che ripetermi  che ml avrebbero sparato e varie volte hanno caricato la pistola e me la hanno puntata alla tempia.

Ancora oggi, a 25 giorni dall'arresto, continuo ad avere ferite ed enormi ematomi in tutto il corpo.

Il mio morale, tuttavia, é piùalto che mai: ho solo avuto la prova, se ce ne fosse stato bisogno, della loro bassezza morale e dei loro metodi sanguinari, anche a livello di persona. Uscire a testa alta e col morale altissimo da uno scontro come questo (tu, solo, contro tutta la brutale macchina dello Sttao fascista) ti dà ancor più forza iumana e  politica. La galera é solo un'altra trinchea in cui combattere. A

Di fronte al Tribunale (già ci hanno portato li diverse volte) tutti noi abbiamo ammesso con orgoglio le nostre diverse militanze:  GRAPO nel caso di Jorge e Israel ;  PCE(r) nel caso di Cela, Arango, Isabel e mío. Loro hanno cercato come sempre di dimostrare l'unità  PCE(r)-GRAPO, ma alla fine, nella enorme quantità di processi che hanno già aperto contro di noi, sono stati costretti a riconoscere la militanza armata solo di chi la aveva adottata: Jorge García Vidal e Israel Clemente! Più volte, ciascuno di noi ha insistito evidenziando l'assoluta indipendenza tra la guerriglia e il Partito.

Copme si puo' constatare, la demagogia della pace, l'umanità (da cimitero)  e il modo di agore del PSOE altro non é che una nera cortina di fumo per cercare di nascondere l'aumento generale della repressione e della tortura che sono in voga in carcere, nei comissariati e nellr caserme. Incremento che sta raggiungendo un numero sempremaggiore di persone e collettivi che commettono il 'delitto' di rivendicare una società più giusta o anche solo dei miglioramenti sociali.

*Durante il periodo in cui sono stato a   Soto del Real sono stato nello stesso modulo con due militanti dei GRAPO  e 4 compagni di d ETA. Grazie, Compagni, per come ci avete accolto!  . Ahh: siamo stati  con una psicologa per  “vedere se continuavamo a mantenere le stesse convinzioni', come se, per il fatto di essere stati arrestati e messi in galera per il resto dei giorni fossetro un motivo sufficiente per cominciare a rinnegare le nostre idee, bah!!!

Saluti comunisti. Un forte abbraccio

LUCIO GARCÍA BLANCO

Prigioniero Politico del PCE(r)