IL PCE(r) COMPLE 25 ANNI

da Resistencia nº 50, giugno 2000
traduzione a cura di un militante del PCE(r)

Nello scorso mese di giugno il PCE(r) ha compiuto 25 anni. Un quarto di secolo è un periodo di tempo sufficiente per mettere alla prova la solidità di qualsiasi organizzazione e a maggior ragione se si tratta di un'organizzazione rivoluzionaria come la nostra che dal primo giorno della sua esistenza non ha mai smesso di lottare contro lo Stato capitalista. Se, poi, si tiene in conto la precedente tappa di quasi sette anni di lavoro dell'Organizzazione dei Marxisti-Leninisti di Spagna (OMLE) che, come noto, è stata il nucleo iniziale che ha portato a termine i compiti previ preparatori del Congresso, risulta che il nostro Partito ha superato abbondantemente la maggiore età. Questo ci consente di parlare senza alcun complesso della storia del PCE(r), una storia che è stata scritta, come tutte le autentiche storie, con il sangue e l'eroismo di numerosi militanti comunisti, uomini e donne, rappresentanti avanzati della classe operaia, appartenenti a tutte le nazionalità presenti in Spagna.

Alcuni di questi militanti della prima ora che avevano contribuito con il loro lavoro e la loro intelligenza a mettere nuovamente in piedi il Partito che era stato degenerato e distrutto dalle canaglie carrillistas (*), sono stati assassinati dai sicari del capitale; altri, una minoranza, hanno disertato, o hanno dato le dimissioni, impauriti dall'ampiezza dei compiti che avevamo di fronte. Quanto a noi, siamo andati avanti, superando difficoltà, strettamente uniti alle nuove leve di militanti che in diversi momenti si sono venuti ad integrare nelle nostre fila.

Dal momento della sua nascita, mentre denunciava la Riforma del regime fascista che ha cercato di mascherarsi sotto una falsificazione del parlamentarismo, il PCE(r), contemporaneamente, si è sforzato di smascherare i rinnegati e non si può negare che, tanto su uno quanto sull'altro terreno, si è riusciti ad ottenere importanti vittorie. Il trionfo degli Aznar e degli altri fascisti di antica data, per il regime è stato un ritorno alle proprie origini che li ha condotti a cullarsi in una comoda crisi permanente, già cronica: questa è una chiara dimostrazione di ciò che affermiamo. Tuttavia, per noi ha un'importanza ancor maggiore il fatto che la politica collaborazionista adottata dai carrillistas (*) e dagli altri califas (**) -praticata addirittura prima che l'oligarchia finanziaria desse inizio alla riforma- sia risultata un fallimento totale. Tutto questo rende ancor più evidente che il nostro Partito, il PCE(r), è la vera avanguardia della classe operaia del nostro paese. La confusione creata dai revisionisti tra gli operai e il discredito cui hanno condotto gli ideali del socialismo e del comunismo con i loro tentennamenti e tradimenti, non potranno gettare ombra su questa grande vittoria che, con il tempo, si andrà rivelando e accreditando con tutte le sue conseguenze. Per il momento, è sufficiente mettere in evidenza questo fatto.

Ciò nonostante, dobbiamo anche riconoscere che, nonostante tutti i nostri sforzi, e nonostante si sia generalmente adottata una linea politica giusta di Resistenza, tali risultati non sono ancora sufficienti per far inclinare la bilancia della correlazione di forze a favore della causa operaia e popolare. Questa è una situazione che colpisce in maggiore o minor misura l'insieme del movimento operaio e comunista internazionale e ha la sua origine nel tradimento del revisionismo moderno. Le particolari situazioni che si sono verificate nel nostro paese, sia nella tappa precedente alla ricostruzione del Partito sia nel processo posteriore, il lavoro sotterraneo e il tradimento del revisionismo hanno ostacolato enormemente il nostro lavoro: l'uso demagogico che si è venuto facendo del nome e delle tradizioni rivoluzionarie del Partito Comunista e del suo meritato prestigio all'interno della classe operaia; il fatto che siamo stati privati di qualsiasi consiglio ed aiuto (non bisogna dimenticare che neppure uno dei vecchi quadri del PCS è scampato all'infezione revisionista e liquidatrice); le illusioni che la riforma del regime è riuscita ad inculcare in ampi settori popolari, compresa la classe operaia; i disastri e la demoralizzazione provocati dalla caduta del muro... tutto questo, insieme alla repressione bestiale, alla menzogna e alla diffamazione che si sono rovesciati su noi già dall'inizio, sono stati fattori negativi che hanno influito non poco sulla lentezza del nostro sviluppo.

Nella storia recente del nostro paese non è esistita un'organizzazione che sia stata più ignorata, più nascosta e più calunniata che il PCE(r). Si può dire che il regime fascista ha rinnovato e aggiornato il suo vecchio arsenale di argomenti demenziali, diretto contro il movimento popolare e tutto il suo apparato di propaganda, usandoli a fondo contro di noi. Per far ciò, ha utilizzato inoltre la mancanza di conoscenza della gente, manipolandola a suo piacere. Questo non deve sorprenderci, dato che - come sempre accade di fronte a tutte le novità - all'inizio anche il PCE(r) non ha potuto fare a meno di provocare stupore, una certa qual incomprensione tra i lavoratori, per non parlare del rabbioso e viscerale rifiuto della borghesia e dei suoi lacchè, dei quali non si può dire che non conoscessero la nostra origine e ciò che realmente rappresentiamo.

Questa situazione, tuttavia, non poteva prolungarsi in eterno. E noi lo sapevamo. I fenomeni nuovi, quando sono autentici e rispondono ad una necessità, finiscono per farsi strada, imponendosi sul vecchio e il decadente. Questa è la condizione dello sviluppo di tutte le cose. Chiariamo che, secondo noi, nuovo non significa oblio o eliminazione completa della storia, che è il modo con cui sono soliti presentarci i nemici di classe. Già durante il Congresso di ricostituzione noi abbiamo rivendicato le tradizioni democratiche e rivoluzionarie del proletariato delle diverse nazionalità presenti in Spagna, in particolare di coloro che lottarono sotto le bandiere dell'Internazionale Comunista e del Partito guidato da José Díaz, e crediamo di aver manifestato in molte azioni e di aver dato continuità a queste tradizioni nelle nuove condizioni del regime dei monopoli. Tutto questo è innegabile.

E' anche vero che, se nella pratica quotidiana tendiamo a puntare l'attenzione sul presente, le nostre menti e i nostri cuori sono proiettati al futuro, verso quella società senza classi, senza sfruttatori né sfruttati cui aspiriamo e per la quale stiamo lottando con tutte le nostre forze, cosa naturalissima, visto che, se così non fosse, correremmo il pericolo di restare pietrificati o di convertirci in nostalgici. Questo è ciò che succede a coloro che hanno un culto reazionario del passato, che guardano solo indietro; ma se abbiamo una colpa, è quella di volgere con eccessiva frequenza lo sguardo al futuro, senza accorgerci a volte che, per raggiungere questo futuro, è necessario superare il presente. Per far ciò, tuttavia, abbiamo bisogno di conoscere a fondo la storia che ha costruito l'attualità e in particolare la storia del nostro stesso movimento, le sue esperienze di lotta, i suoi successi e i suoi errori, per poter imparare da essi. O, per dirlo con altre parole, dobbiamo attaccarci alle nostre radici, alle tradizioni rivoluzionarie che sono proprie del nostro movimento di classe, che lo uniscono ideologicamente e politicamente e garantiscono la sua continuità.

La storia del PCE(r) fa parte di queste tradizioni e ogni militante del Partito ha il dovere di studiarle e trasmetterle ai lavoratori come ciò che realmente sono: conoscenze pratiche collettive che si sono andate accumulando e che includono sia le esperienze positive, che sono quelle che si notano maggiormente, quanto quelle negative, che pure vanno tenute in conto perché proprio da queste ultime si può imparare di più. Per questo motivo, quando ci riferiamo alla storia del nostro Partito si deve leggere che non la concepiamo in forma apologetica, ma piuttosto come una riflessione critica che tenga conto di tutto il lavoro precedente e in grado di fornirci sufficienti elementi di giudizio per orientarci nel presente e nel futuro, che ci eviti di percorrere tappe già superate dal movimento rivoluzionario e incorrere negli stessi errori.


(*) Carrilistas: seguaci di Santiago Carrillo, segretario generale del PCE dal 1960 al 1982.

(**) Califas: soprannome di Julio Anguita (derivante dal fatto che è stato sindaco di Córdoba), segretario generale del PCE dal 1988 al 1999 e leader di Izquierda Unida