INTERVISTE A MANUEL PÉREZ MARTÍNEZ

Giornalista: Siamo qui per fare un'intervista a Manuel Peréz Martínez, Segretario Generale del PCE(r). Come tutti potranno ben capire, si tratta di un'intervista un po' particolare, poiché è fatta in condizioni di stretta clandestinità. Possiamo cominciare col presentarla. Lei si chiama?

Arenas: Il mio nome di battesimo è Manuel, mentre quello pubblico, o di battaglia, è Arenas; ho anche un altro nome, clandestino, che per ovvie ragioni non voglio rivelare.

Qual è attualmente la sua carica nel Partito?

Arenas: Sono stato eletto Segretario Generale del Partito Comunista di Spagna (ricostituito) nel suo secondo Congresso.

Perché esiste il suo gruppo, qual è la sua ragion d'essere?

Arenas: Sia chiaro, il Partito esiste perché è necessario, non perché lo abbiamo voluto noi, cioè i suoi militanti.

Ma voi avete un'ideologia, avete delle idee, immagino.

Arenas: Tutti i partiti politici hanno un'ideologia, espressione degli interessi della classe che difendono; nel nostro caso, la nostra ideologia è il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Tse-tung, adattato alle nostre condizioni e all'epoca in cui viviamo, chiaramente.

Ma il Partito in sé, quando è nato?

Arenas: Il Partito o, per meglio dire, il Congresso Ricostitutivo del Partito, ha avuto luogo nell'agosto del 1975, ma questo non significa molto; prima di arrivare alla celebrazione di quel Congresso, abbiamo dovuto lavorare duramente e per molti anni; era l'epoca di Franco, dopotutto, con tutto ciò che essa allora comportava. Un Partito rivoluzionario come il nostro non nasce attorno ad un tavolo di riunioni, né in pochi giorni, chiaramente, e nemmeno si può dire che il lavoro destinato al suo rafforzamento e sviluppo termini lì, in una riunione, in un Congresso, cioè esso è qualcosa che prosegue anche successivamente nel corso della lotta.

Attualmente, qual è la situazione del Partito, se ce la può dire?

Arenas: Io non posso entrare nei dettagli, capirà che nella nostra situazione non possiamo farlo. Tuttavia, descriverei questa situazione come molto ricca di aspettative, per noi chiaramente. Il Partito sta crescendo, si nota ogni giorno di più la sua influenza politica e morale fra i lavoratori, soprattutto morale. E' vero che ci sentiamo ancora deboli, siamo un Partito giovane, e sentiamo particolarmente questa debolezza quando pensiamo alla grande importanza del lavoro che ci resta da compiere; tenga presente che, di certo, non ci proponiamo di fare la rivoluzione dopodomani, questo è un obiettivo a più lungo termine; però, in fondo, pensiamo che anche questo problema sarà prima o poi affrontato, con il tempo e con il lavoro, chiaramente. Per il momento, ciò che possiamo mettere più in rilievo è lo spirito, l'abnegazione e l'assoluta dedizione alla causa che anima tutti i suoi militanti. Noi sosteniamo continuamente che con questo spirito smuoveremo le montagne.

Frequentemente, sui mass-media, siete accusati di essere gli stessi dei GRAPO; è così o non è così? C'è qualcosa di vero in tutto questo?

Arenas: No, non è assolutamente vero. Questa è un'accusa che salta fuori ad ogni nuovo arresto di nostri militanti, è evidente che solo così possono tentare di giustificare questi arresti; ma la cosa certa è che né la polizia politica né i giudici sono mai riusciti a provare questa identificazione fra il nostro Partito e i GRAPO, e dirò di più, essi sanno per certo che questa accusa che ci fanno continuamente è falsa. Noi non intendiamo difenderci da questa accusa, ci facciamo carico delle trasformazioni e delle conseguenze che comporta la lotta in tutti i settori popolari, ce ne assumiamo pienamente la responsabilità, le facciamo nostre, vale a dire che non ci difenderemo né ci lamenteremo del trattamento che ci viene fatto; tuttavia, abbiamo sempre spiegato che, comunque, una cosa sono i GRAPO e un'altra cosa è il PCE(r). Che si tratta di due organizzazioni distinte e separate che, anche se possono avere obiettivi rivoluzionari e socialisti coincidenti, funzionano in modo diverso e portano avanti la loro attività indipendentemente l'una dall'altra. I GRAPO, lo hanno spiegato molte volte loro stessi, sono un'organizzazione militare, potremmo dire che sono un piccolo esercito popolare, o almeno loro pretendono di esserlo; di conseguenza, entrano a far parte di questa organizzazione tutti coloro che sono disposti a lottare con le armi in mano, dai comunisti agli anarchici, fino ai sostenitori della teologia della liberazione, e questa è già una realtà in molti paesi, specialmente dell'America Latina.

Il caso del PCE(r) è diverso. Il PCE(r) è un'organizzazione politica che non pratica la lotta armata, ha un'ideologia, degli obiettivi e un funzionamento molto specifico e differenziato; per riassumere, direi che è l'organizzazione dei comunisti, punto e basta.

Sì, questo è vero, ma voi, nella vostra propaganda, in ogni momento sostenete pubblicamente il vostro appoggio alla lotta armata; continuerete a farlo?

Arenas: E' naturale che continueremo a farlo, fintanto che continueranno a sussistere le condizioni che hanno fatto nascere questa forma di lotta. Che senso ha questa domanda che mi ha appena fatto; è come se noi chiedessimo all'oligarchia finanziaria spagnola o alla classe politica, la cosiddetta classe politica: siete disposti ad abolire il vostro esercito, la vostra polizia, la vostra guardia civile? Siete disposti a smettere di arrestare e torturare la gente? Oggi si parla molto del monopolio della forza come di quella piaga di cui parlava Mao tanto tempo fa, del monopolio della violenza come qualcosa di esclusivo dello Stato, vale a dire dell'oligarchia finanziaria, un monopolio che si aggiunge a molti altri monopoli: il monopolio economico, il monopolio politico, il monopolio dei mezzi di comunicazione, ecc. In cambio, qui, a parte loro, nessuno può più disporre di nulla, non resta altro che sottomettersi a questo monopolio che essi esercitano. Io credo invece che il popolo abbia diritto di disporre dei propri mezzi di difesa, come minimo, per non parlare del resto e per non entrare in altre considerazioni politiche e storiche.

Ma nelle condizioni del nostro paese, nelle condizioni attuali della Spagna, non crede che la lotta armata sia condannata al fallimento?

Arenas: Assolutamente no. Io penso che stia accadendo proprio il contrario, cioè che la lotta armata sia chiamata a svolgere un ruolo molto importante in tutto il processo di trasformazione sociale nel nostro paese, come in altri paesi del mondo. Se così non fosse, è chiaro che il Governo sarebbe già riuscito a sradicarla, a farla finita con questa forma di lotta, invece è chiaro che questo è un obiettivo che non ha raggiunto, né riuscirà a raggiungere in futuro.

In certi periodi si è parlato di negoziati fra voi e il Governo; ci sono stati realmente questi negoziati o è tutto falso?

Arenas: No, non ci sono né ci sono mai stati. Gli stessi felipisti (1) hanno detto molte volte, e non si stancano di ripeterlo, che non ci sono stati, non ci sono, né ci saranno negoziati. Per noi poi è più che chiaro che i problemi che hanno le masse popolari in Spagna non possono risolversi con dei negoziati, per noi questo è chiarissimo; questi problemi potranno trovare una soluzione solo mediante l'uso della forza, poiché l'oligarchia non è disposta a fare concessioni di nessun tipo ai lavoratori, e meno che mai in modo pacifico. Costoro hanno fatto le loro riforme, si sono trincerati nel bunker e lì si sentono ancor più sicuri di quando c'era Franco; adesso sono molto democratici, si sono trovati un alibi e da lì applicano le loro leggi speciali di repressione, lo sfruttamento intensivo e, a partire da questo momento, è chiaro che non vi sarà che guerra, da parte loro, ma una guerra sporca.

Bene, ma per affrontare in qualche modo tutto ciò che ci sta dicendo, ci potrebbe dire, o meglio quantificare, qual è il livello di appoggio popolare di cui disponete?

Arenas: In verità lei mi mette in imbarazzo, perché come potremmo rispondere con delle cifre a ciò che mi chiede? Le inchieste, ad esempio, sappiamo chi le realizza e chi le maneggia; però, si potrebbe pensare di partecipare a delle elezioni, in questo modo potremmo forse saperlo? Potremmo conoscere l'appoggio reale sul quale possiamo contare, partecipando a delle elezioni condizionate dalle loro leggi e da tutto l'apparato dello Stato capitalista, dalla loro propaganda, e naturalmente da tutto l'apparato repressivo che già ha posto seri limiti a tutte le organizzazioni democratiche o popolari? Io credo di no. Che in questo modo mai, non si potrà mai sapere di quale appoggio reale goda un'organizzazione politica rivoluzionaria. Questo lo si potrà sapere solo nel corso del tempo e nella pratica del movimento.

Cambiando argomento, avete rapporti organici o politici con altre organizzazioni, in particolare in Spagna?

Arenas: Certamente, i nostri rapporti sono vari: con alcune organizzazioni abbiamo rapporti molto stretti, in particolare con le organizzazioni di solidarietà con i prigionieri politici. Anche con i GRAPO i nostri rapporti sono abbastanza stretti, è normale, non lo nascondiamo certo. Con altre organizzazioni politiche, invece, i rapporti sono più distanti e molto sporadici, per così dire.

Pensate di coordinare in qualche modo le vostre azioni con le azioni di alcune di queste organizzazioni?

Arenas: Bene, per pensarlo ci pensiamo, però non sempre esistono le circostanze favorevoli e, fra l'altro, io penso che il coordinamento nasca a volte in modo naturale e quasi spontaneo, senza necessità di convocare riunioni o incontri speciali; però non sempre è così, questo dipende da ciò che si stabilisce momento per momento. In rapporto ai problemi quotidiani che i lavoratori debbono affrontare, potremmo dire che questi coordinamenti sono abbastanza frequenti. Riguardo ai problemi politici più di fondo, invece, non è tanto facile; in fondo, ognuno ha le proprie idee, i propri programmi e, perciò, arrivare ad un accordo concreto a volte comporta molto lavoro. Tuttavia, di fronte al futuro, soprattutto di fronte al futuro, e un futuro non molto lontano ma a medio termine, il nostro Partito dovrà sostenere questo coordinamento, o come lo si vorrà chiamare, come una necessità per lo sviluppo della lotta di classe. E, per concludere, noi continuiamo ad insistere e a lavorare per questo, per questo ci impegneremo al massimo, in quanto riteniamo che già ne esistano tutte le condizioni necessarie.

Ma è chiaro che rispetto a questo non esiste un'unica posizione, che ci saranno delle differenze fra voi e le altre organizzazioni e fra queste stesse organizzazioni tra loro; almeno credo, immagino sia così.

Arenas: Sì, le differenze ci sono, cioè ci sono sempre divergenze, contraddizioni, differenti punti di vista; queste non sono che manifestazioni dei diversi interessi in gioco, ecc. Tuttavia, io credo che più che insistere sulle differenze, in questi momenti occorre mettere in rilievo le convergenze che comunque esistono. Per esempio, un punto di convergenza sul quale è d'accordo molta gente, inclusi i partiti politici della cosiddetta sinistra, che chiamerò radicale perché quella istituzionale ormai è persa per sempre, uno di questi punti di convergenza, dicevo, può essere la lotta contro la politica di supersfruttamento, contro questa dura, durissima, manovra di risanamento, che ci sta preparando il Governo. Un altro punto di convergenza, che riguarda ugualmente tutti e non solo i lavoratori ma la popolazione in generale, riguarda la politica terrorista che il Governo sta applicando in modo sistematico, senza riguardo per nessuno. Un altro punto di convergenza, anch'esso comune ai lavoratori e ai democratici in generale, è la lotta per la riunificazione dei prigionieri e quella che si sviluppa attorno al movimento per l'Amnistia o per la loro liberazione. Un altro punto di convergenza, comune a tutti i lavoratori, riguarda la lotta per lo smantellamento delle basi americane e della NATO. Un altro punto è la denuncia e l'opposizione radicale all'intervento dello Stato imperialista spagnolo nei paesi del Medio Oriente e in quelli a noi confinanti. Un altro punto anch'esso molto, molto importante, è quello relativo al diritto di autodeterminazione delle nazionalità (2) che lo Stato spagnolo opprime; e non si tratta qui di discutere se uno statuto è migliore o peggiore di un altro, questa è una cosa già da tempo superata dalla storia. Infine, io credo ci sia un campo molto vasto sul quale si può arrivare a concludere accordi e a sviluppare azioni comuni con l'obiettivo di cacciare via questa gente.

Ultimamente sulla stampa si fanno commenti sull'esaurimento al quale è arrivata la politica sia economica che sociale dell'attuale Governo; in concreto, qual è la sua opinione sulla situazione che attualmente si sta vivendo in Spagna sul piano politico, economico e sociale?

Arenas: La nostra valutazione della situazione economica, politica e sociale mi sembra che non sia molto diversa da quella che può avere, in questo momento, un qualsiasi operaio minimamente cosciente o un qualsiasi cittadino che si preoccupi di questi problemi. Sotto questo aspetto siamo avanzati moltissimo, noi non predichiamo nel deserto né siamo sulle nuvole, credo anzi che abbiamo i piedi ben piantati per terra. Per riassumere, posso dire che siamo convinti che il regime si sia cacciato in un pantano, senza vie d'uscita e con scarsi margini di manovra, manovra politica s'intende. Questa situazione si è venuta creando a causa, fondamentalmente, della politica di repressione che il regime applica, del terrorismo di Stato, della guerra sporca. E' ovvio, infatti, che hanno ridipinto un poco la facciata, ma le tubature e i muri portanti dell'edificio continuano ad essere sempre gli stessi; mi riferisco alle tubature, per usare un'espressione cara a Felipe González. Gli organi repressivi dello Stato continuano ad essere gli stessi che c'erano al tempo di Franco, la burocrazia è la stessa, per non parlare dei militari, ecc. Per concludere, credo sia questo che sta condizionando tutta l'evoluzione successiva del regime, ciò che lo fa apparire sempre più per quello che veramente è: un regime fascista.

Passando ad un altro argomento, parliamo di qualcosa che oggigiorno è di grande attualità per tutti gli avvenimenti che stanno accadendo. Mi riferisco ai paesi dell'Europa dell'Est; tutto quello che sta avvenendo lì sicuramente vi preoccupa, vi interessa e certamente vi sarete fatta un'opinione, più o meno sviluppata, sul fenomeno; come interpretate dunque tutto ciò?

Arenas: Questo è un fenomeno molto, molto complesso, che comincia da molto lontano, non è di adesso e, quindi, mi risulta molto difficile poterlo spiegare in poche parole: tuttavia, voglio provarci. Semplificando, credo si possa dire che il crollo dei regimi dei paesi dell'Europa dell'Est, un crollo che colpisce in pieno anche la stessa Unione Sovietica, è il risultato della crisi generale del sistema capitalista; questo potrebbe anche risultare scioccante - per noi non lo è affatto - se si dimentica che ciò che lì è fallito non è la concezione né la pratica del comunismo, bensì quella di una variante della politica borghese destinata proprio alla classe operaia; è questo che lì è fallito, quello che noi chiamiamo il revisionismo. Questa catastrofe del revisionismo non ci ha colti di sorpresa, visto che lo stavamo denunciando o, per meglio dire, annunciando; denunciavamo la politica revisionista e annunciavamo ciò che sarebbe accaduto e che è successo. Di fatto, il nostro Partito nasce in questo processo di lotta e di critica al revisionismo, anche attorno alle esperienze offerte dalla Rivoluzione Culturale, a tutta l'analisi che Mao Tse-tung fa di questo periodo storico, a partire da Stalin in avanti. Ebbene, questo non è che il risultato; noi non dobbiamo, quindi, strapparci gli abiti né metterci le mani nei capelli perché si tratta di qualcosa che avevamo già previsto e annunciavamo da tempo.

Continuando un poco sul piano europeo, che tipo di rapporti avete con altre organizzazioni, come possono essere ad esempio l'IRA, la RAF, le Cellule Comuniste Combattenti, ecc.?

Arenas: Con l'IRA non abbiamo alcun tipo di rapporto e dubito molto che arriveremo ad averne, perché loro si muovono in un'ottica completamente diversa dalla nostra. Con altre organizzazioni come la RAF tedesca (Rote Armee Fraktion) e le Cellule Comuniste Combattenti del Belgio, i nostri rapporti sono, per così dire, abbastanza stretti, benché solo a livello politico, ideologico e, infine, di solidarietà, ecc. Si tratta di organizzazioni antimperialiste, antifasciste, con le quali ci identifichiamo completamente. Con altri movimenti poi, francamente, per il momento non ci sono rapporti particolari.

Come spiegherebbe lei l'appoggio così rilevante che nella Repubblica Federale Tedesca ha avuto lo sciopero della fame dei prigionieri del PCE(r) e dei GRAPO?

Arenas: Io credo esistano vari motivi, ma probabilmente il più rilevante riguarda l'importanza politica che può avere la soluzione di questo sciopero per i prigionieri della resistenza tedesca, non solo in Germania, chiaramente, ma anche in altri paesi. Come pure sta assumendo una grande importanza per lo sviluppo futuro del movimento rivoluzionario in tutta l'Europa Occidentale. I compagni tedeschi sono molto coscienti di questa relazione, l'avevano intuita già molto tempo fa e si può dire che sin da allora si sono messi all'opera senza nessun tipo di tentennamenti.

E il fatto che un commando tedesco porti il nome di José Manuel Sevillano (3), come se lo spiega?

Arenas: Questo è qualcosa che, francamente, non so spiegare, perché non posso entrare nella testa delle gente, non ne conosco i motivi; però, tenga conto che José Manuel Sevillano Martin è diventato un simbolo della resistenza antifascista e antimperialista che travalica le frontiere della Spagna. Questo è stato un gesto dei rivoluzionari tedeschi che, come tutto ciò che hanno fatto sul terreno della solidarietà, mi sembra piuttosto bello e pieno di speranze; è qualcosa che ci coinvolge, ci lega profondamente, e questa è una cosa che non ha nulla a che vedere con la Germania razzista e imperialista che sta di nuovo rinascendo.

Ma lei conosce la teorizzazione della RAF sul cosiddetto Fronte Antimperialista Europeo?

Arenas: Naturalmente, sì.

Ma qual è la sua posizione al riguardo, sa se qualche organizzazione europea intende collaborare con la RAF in questo progetto?

Arenas: Ebbene, io non posso parlare per altre organizzazioni. Noi critichiamo già da diverso tempo certe teorizzazioni, ma questo direi che è piuttosto normale che succeda in un movimento così vasto, così vario ed eterogeneo com'è il nostro e nel quale, per di più, confluiscono diverse correnti di pensiero. Tuttavia, l'idea di un Fronte Antimperialista in una regione del mondo dove tutti gli Stati sono essenzialmente imperialisti, a me non sembra affatto assurda, come si è potuto pensare in un primo momento. Non so, su questo particolare forse ci sarebbe molto da discutere, ci sono molti problemi in gioco; comunque, io non escludo che un giorno non molto lontano si possa configurare un Fronte di questo tipo sempreché, sia chiaro, si parta dal rafforzamento del movimento rivoluzionario in ciascun paese e si rispetti, direi in maniera scrupolosa, l'indipendenza del movimento in ognuno di questi paesi. Su questo terreno non possiamo ripetere esperienze già superate, che, a furia di ripeterle, alla fine hanno dato risultati funesti.

Avete qualche tipo di rapporto con altre organizzazioni non europee?

Arenas: Sì, in questo momento non saprei precisare, ma sono tante!

In generale, questi rapporti non sono stati, per così dire, formalizzati o ufficializzati, però esistono; esiste un'ampia corrente di simpatia provocata dal nostro lavoro, dalle nostre esperienze e in fondo anche i prigionieri hanno avuto, e stanno avendo, in questo, un ruolo molto importante; con queste organizzazioni manteniamo una corrispondenza, uno scambio di pubblicazioni, ecc.

Per concludere, quali sono i vostri progetti per il futuro, se si possono sapere?

Arenas: Per il futuro prossimo o per quello più lontano?

Per il futuro in generale.

Arenas: Per il futuro in generale, il nostro futuro non può che essere la rivoluzione socialista naturalmente, il comunismo. Non dicono continuamente che il comunismo è morto? che è stato sconfitto? Noi possiamo testimoniare che questa è una delle più grandi menzogne che la borghesia ha potuto inventare. Noi crediamo che ci sia effettivamente un futuro, che la storia non è terminata e che questo futuro ha un nome: si chiama Rivoluzione.

Note del traduttore:

(1) Si riferisce ai seguaci di Felipe González, attuale capo del Governo spagnolo e segretario del Partito Socialista Operaio di Spagna (PSOE).

(2) Riguarda la richiesta di autodeterminazione che varie province spagnole, come i paesi baschi, la Catalogna, la Galizia, ecc. portano avanti da anni con diverse forme di lotta.

(3) José Manuel Sevillano muore il 25 maggio 1990, all'età di 30 anni, dopo 177 giorni di sciopero della fame. E' il secondo militante dei GRAPO che muore in seguito alla sciopero della fame iniziato nel novembre 1989 per ottenere la riunificazione e migliori condizioni di detenzione. Il primo prigioniero, Juan José Crespo Galende, era deceduto il 19 giugno 1981, dopo 96 giorni di sciopero della fame.