Il maoismo è il marxismo-leninismo della nostra epoca?

da Antorcha núm. 2, gennaio 1998

Il marxismo è una teoria per l'azione, una teoria per la pratica, per la trasformazione rivoluzionaria del mondo da parte della classe operaia. Questa caratteristica fondamentale del marxismo, il suo carattere di classe ed eminentemente pratico, fa che si conservi sempre vivo, che si sviluppi e si arricchisca sempre di più. In questo sviluppo del marxismo si possono osservare varie tappe, dato che, come tutti gli sviluppi, anche quello del marxismo non è lineare, ma si realizza attraverso salti, in determinate epoche storiche nelle quali si presentano situazioni e problemi nuovi che, per essere risolti, devono essere analizzati e sintetizzati nella teoria. Il leninismo, per esempio, suppone uno sviluppo del marxismo che corrisponde al passaggio del capitalismo all'ultima fase del suo sviluppo, alla fase monopolista o imperialista, con cui contemporaneamente inizia l'epoca della rivoluzione proletaria. Ciò che da carattere di epoca o nuova tappa non è la fase in cui è entrato da tempo lo sviluppo capitalista, ma il fatto che durante essa ha inizio la rivoluzione, dato che questa fase non rappresenta alcun cambiamento essenziale nella natura del sistema capitalista. Per questo stesso motivo il leninismo non è una teoria o una dottrina speciale, diversa o separata dal marxismo bensì, come afferma giustamente Stalin, è il marxismo relativo alla nuova epoca, un marxismo per così dire più attuale e più sviluppato. Solo in questo senso si può parlare di leninismo come nuova tappa, in modo tale che nella sua interpretazione non si possa giungere a rompere la continuità della dottrina, il legame interno che vincola il leninismo ad ogni teoria economica e alla dottrina di Marx ed Engels.

Il leninismo poggia in modo fermo sulla dialettica e sulla concezione materialista della storia, sull'economia politica di Marx e sulla sua teoria della lotta di classe e la dittatura del proletariato. Lenin ha preso da Marx ed Engels anche le idee che gli hanno consentito di tracciare la strategia e la tattica per la rivoluzione proletaria. Lenin sviluppa e rende attuale il marxismo in tutti questi campi ma non crea, ripetiamo, alcun fondamento dottrinale nuovo, nulla che possa supporre una negazione o un superamento dei postulati del marxismo, attuato come conseguenza del suo stesso sviluppo. Qualcosa di simile può essere detto anche per i contributi teorici e pratici di Mao al patrimonio della teoria marxista-leninista, con la particolarità che, in questo caso, non esiste alcun contributo che ci consenta di individuare una nuova tappa di sviluppo, diversa dalla tappa leninista. Il motivo di ciò sta nel fatto che non si è verificato alcun cambiamento di epoca, ovvero stiamo ancora vivendo (e non è possibile sapere per quanto tempo) nell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria, epoca per la quale Lenin aveva già elaborato i principi fondamentali della tattica e della strategia rivoluzionaria del proletariato.

Nelle opere di Marx ed Engels, come del resto in quelle di Lenin e di Stalin, non è possibile incontrare nulla che somigli, neppure lontanamente, a questa divisione dello sviluppo del marxismo in tappe differenziate che fanno i maoisti e meno ancora si potrà trovare nei classici nessuna idea o proposta teorica che possa portare a ritenere un qualche sviluppo passato, presente o futuro della dottrina marxista, come un qualcosa che si dovrebbe mettere in evidenza, anteponendolo all'opera fondamentale di Marx ed Engels. Tuttavia... forse si tratta di un qualche contributo originale dell'ultima ora. Si può attribuire questo contributo a Mao stesso? Vediamo ciò che dice rispetto al problema che stiamo studiando: La teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin è una teoria applicabile universalmente. Non dobbiamo considerarla come un dogma, ma come una guida per l'azione. Non bisogna limitarsi a imparare i termini e le espressioni del marxismo-leninismo, bisogna invece studiarlo come scienza della rivoluzione. Non si tratta soltanto di capire le leggi generali che Marx, Engels, Lenin e Stalin hanno tratto dal loro ampio studio della vita reale e dell'esperienza rivoluzionaria, ma anche di studiare la posizione e il metodo da essi assunti nell'esaminare e risolvere i problemi (28).

Ritenere il pensiero di Mao primario non solo ci può portare a fare tabula rasa di tutta l'eredità storica del marxismo-leninismo, ma ci obbligherebbe a cercare di trasferire la teoria della rivoluzione cinese nel nostro paese, fissando quindi al tempo stesso come essenzialmente primario il pensiero guida di questo trasferimento.

Il precedente di una simile concezione lo possiamo trovare in Cina. È noto che durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria il culto di Mao, spontaneo e sincero tra le masse popolari, è stato esaltato da Lin Piao e dai suoi amici sino all'estremo di portarlo all'assurdo. Lin Piao aveva formulato una teoria singolare sul genio, facendolo apparire nella storia a caso, accidentalmente, indipendentemente dai processi economici e scientifici, dalle classi e dalle loro lotte, per determinare la regola (o il principio) secondo la quale i suoi pensieri dovevano essere assunti in modo acritico da tutti. La conseguenza diretta di questa teoria del genio è sfociata nell'adozione del pensiero di Mao come il marxismo-leninismo della nostra epoca. Questa idea sbagliata, che distorce completamente il postulato di Stalin sul leninismo, è stata quella che Lin Piao e i suoi seguaci sono riusciti ad imporre per un certo tempo nel PCC. Mao, naturalmente, non è mai stato d'accordo. Per questo motivo la ha combattuta con la massima forza, mentre metteva contemporaneamente allo scoperto la concezione revisionista e burocratica che mascherava la teoria del genio. Questo ha dato luogo ad un ampio dibattito che si è prolungato sino alla realizzazione, nel 1973, del X Congresso del PCC, presieduto da Mao, momento in cui è stata definitivamente risolta questa questione definendo la vera portata ed il posto che occupano i contributi di Mao ed il loro nesso indissolubile con il marxismo-leninismo.

Il presidente Mao ci ha spesso insegnato che noi ci troviamo ancora nell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria. Basandosi sui principi fondamentali del marxismo, Lenin ha compiuto un'analisi scientifica dell'imperialismo [...] ha formulato la teoria e la tattica concernenti la rivoluzione proletaria nell'epoca dell'imperialismo. Stalin ha detto: ‘Il leninismo è il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria’. Ciò è assolutamente giusto. Dopo la morte di Lenin, si sono verificati grandi cambiamenti nella situazione mondiale. Ma l'epoca non è cambiata e i principi fondamentali del leninismo non sono superati: essi rimangono tuttora la base teorica che guida il nostro pensiero (29).

Non poteva essere scritto in modo più chiaro: Mao insegna che ci troviamo ancora nell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria, di modo che non esiste alcuna contraddizione o cambiamento, per importante che sia stato, nella situazione mondiale che ci possa portare a ritenere che stiamo vivendo in un'altra epoca. Anche la conclusione che da ciò deriva, è chiara: tutte le idee e le tesi che Mao ha sviluppato sono partite o si basano sulle tesi e sulle idee di Marx, Engels, Lenin e Stalin. Ciò che gli ha consentito di farlo non è stato altro che la concezione e il metodo che egli stesso ha spiegato nel brano che abbiamo citato più sopra. Tuttavia, come già abbiamo visto, questi insegnamenti ed altri non meno importanti di Mao non sono serviti ai linpiaoisti, o come vogliamo chiamarli (non certo maoisti, anche se essi pretendono definirsi tali). Costoro, nel loro affanno di superare il loro maestro, di fare di lui un genio veramente ineguagliabile, separato dalla storia, dal Partito e dalle masse, finiscono per svendere la sua opera, le sue idee, dato che ritengono il pensiero di Mao come una tappa diversa e separata dello sviluppo del marxismo-leninismo. Solo così, è chiaro, è possibile identificare il maoismo come la tappa principale del marxismo.

Questa è un'aberrazione che conduce per la via più diretta e più semplice alla grossolanità e all'abbandono dei fondamenti e dei principi della dottrina marxista-leninista, per finire abbracciando una qualche teoria borghese o piccolo borghese alla moda. Naturalmente non saremo noi a negare validità o a non tenere nella massima considerazione i contributi di Mao allo sviluppo del marxismo-leninismo, attuati in base alla loro applicazione o al loro inserimento alle condizioni concrete della rivoluzione cinese. La questione consiste nel fatto che in nessun caso, e per quanto originali o geniali si vogliano presentare, detto sviluppo o contributi non possono essere minimamente paragonati con l'opera fondamentale del marxismo, con la prima tappa o tappa di fondazione in cui furono poste le basi scientifiche della dottrina rivoluzionaria del proletariato internazionale, la sua concezione del mondo e della storia, le sue tesi, principi ed idee fondamentali, ecc., tutto ciò che, secondo Lenin, fa del marxismo una dottrina completa ed armonica. Coloro che travisano il pensiero di Mao sembrano ignorare che in questa tappa Marx ed Engels non hanno solo affrontato i problemi e le contraddizioni relativi alla loro epoca, a un determinato periodo di sviluppo sociale e a un certo numero di paesi sviluppati, ma che le loro teorie e principi abbracciano tutte le epoche e tutti i paesi e, quindi, di conseguenza, hanno carattere universale.

Approfondendo e sviluppando il materialismo filosofico, Marx lo spinse fino alle ultime conseguenze e lo estese dalla conoscenza della natura alla conoscenza della società umana. Il materialismo storico di Marx fu una delle più grandi conquiste del pensiero scientifico. Al caos e all'arbitrio che regnavano fino allora nelle concezioni della storia e della politica, venne sostituita una teoria scientifica straordinariamente organica e armonica, la quale mostra come da una forma di vita, in seguito all'accrescimento delle forze produttive, si sviluppi un'altra forma più elevata, come, per esempio, dal feudalesimo nasca il capitalismo.

[...] La filosofia di Marx è il materialismo filosofico integrale, il quale ha dato all'umanità, e particolarmente alla classe operaia, un potente strumento di conoscenza (30).

Il marxismo raccoglie e informa sulle leggi che determinano tanto il processo di origine e dello sviluppo del capitalismo quanto il suo superamento da parte del comunismo e in esso sono impliciti tutti i possibili cambiamenti, ampliamenti, rettifiche e sviluppi teorici dei suoi postulati, cosa che, inoltre, si può portare a capo solamente sulle sue stesse basi, applicandolo a ciascuna situazione storica e in ciascun paese concreto. Perché tutto questo cambi, dovrebbe essere scoperto un mondo nuovo e una nuova realtà sociale, diversa da quella che conosciamo, con nuove contraddizioni e leggi, con nuove categorie economiche, sociali, politiche, filosofiche, ecc., in modo che fosse possibile trasferirsi in un'altra epoca di sviluppo, cosa che non è possibile fare neppure con l'immaginazione, neppure nelle opere di fantascienza. Per questo risultano tutte così insoddisfacenti, così mancanti di logica, di senso della realtà e della storia. La spiegazione di questa impossibilità è molto semplice: il mondo oggettivo e la società non si possono inventare, le teorie che descrivono questo mondo oggettivo in tutta la sua complessità non possono essere create dall'immaginazione, per quanto ci si sforzi, perché tutto ciò non è altro che il risultato di un lungo processo di sviluppo. L'unica cosa che può fare l'intelligenza umana è rappresentarlo una volta che l'ha colto attraverso i sensi e con la sua capacità di astrazione, in modo tale da poter elaborare piani per influire sul suo sviluppo. Questo è esattamente ciò che fa il marxismo-leninismo. Su questa base prestabilita sono solo possibili nuovi sviluppi di questo o quell'aspetto particolare della dottrina, di alcune idee e principi, ma questo sviluppo non potrà mai annullare né situare al secondo, terzo o quarto posto (a seconda si tratti del piano nazionale o internazionale) ciò che sempre lo precede quale concezione e guida di ogni pratica autenticamente rivoluzionaria, in non importa quale epoca o parte della storia ci è toccato vivere né in quale paese conosciuto di questa galassia. Non porre la questione in questo modo può solo condurre a negare la validità del marxismo-leninismo come teoria e programma del movimento operaio di tutti i paesi, a negare ciò che contiene di verità universale, per andare a rifugiarsi, come già abbiamo detto, in una qualche teoria di moda, ovvero nel particolare o nel nazionale: in una concezione ristretta, unilaterale, limitata, che si sfascia al primo contatto con la realtà.

Notes:

(28) Mao Zedong, Il ruolo del Partito Comunista Cinese nella guerra nazionale. Documenti del X Congresso del PCC.
(29) Documenti del X Congresso del PCC.
(30) Lenin, Tre fonti e tre parti integranti del marxismo.